.03/04/2009.
Mi sono perso tra le vie di un paese che non ha memoria.
La strada, sussurrando, mi rivelava il futuro.
Il passato, lasciato indietro sulle scie profonde dei ricordi e spiegazzato come un foglio di giornale.
La patente per la solitudine.
Qui nessuno mi chiede chi io sia.
Ci sono soltanto facce scolorite dalla pioggia.
Questa pioggia.
Tutti qui hanno paura della solitudine.
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.....
.18/03/2009.
Come atto d'accusa
guardo i tuoi occhi
ciechi
mi chiedo come sia possibile
questa divisione del mondo
tra buoni e cattivi
furbi e coglioni
allegri ed infelici
Se ripenso al mio passato
-e al passato non penso mai-
vedo il mio paese
sfigurato dalle fiamme
abbracciato dalla povertà
Sono i giorni di sole
a costruire il mio presente
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.31/01/2009.
Poi tu.
Diventi di ogni colore.
Raggiungi l'inesistenza.
Ti arrampichi sulle vette smarrite dagli uomini.
Cadi sopra tappeti elastici d'alluminio.
Sei sbadato.
Eppure continui a farlo.
Rischi la vita per tanti ideali.
Lei dice che non ne vale la pena.
Ma tu ferisci.
Rapidamente.
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.15/01/2009.
A scherzare con il fuoco si perde sempre. Ma se vinci, rimani scottato.
Miss Perfettina ti guarda dall'alto, sfoderando una coroncina di diamanti sui capelli stopposi e parla di continuo. Parla ma non sa cosa dice. Ed è la semiragazza del mio amico. Fabio.
Nei corridoi a scuola Miss Perfettina sfodera tutta la sua vanità. Ogni vetro che riflette la sua immagine. Poi il suo profumo, che dovrebbe essere una specie di Chanel, non è che me ne intendi molto.
Fabio la ama. E lei va in giro a sfoderare la sua bellezza.
Ti guarda con occhi profondi e dice: "Chi cazzo sei ,un comunista?"
"Un anarchico.La cosa è diversa."
Miss Perfettina sembra non aver capito.
A proposito: Ciao Faber, sono passati dieci anni. Sei ancora qui.
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.03/01/2009.
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.16/12/2008.
And we dont know Just where our bones will rest To dust I guess (Smashing Pumpkins - 1979)
Le cose malate contano e non contano. Abbracciarsi nel blu morte dell'aria Ritrovarsi ancora a disegnare profili sui nostri profili
Come randagi andiamo via.
Casa mia è anche casa tua. Ma è stato un brutto periodo, veramente. Ho bisogno solo di dormire.
E poi spiccherò il volo.
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.25/11/2008.
Tu avevi una barba nera io le scarpette da ballo anche se non ho mai ballato
Una notte ho preso i tuoi soldi e mi sono persa nella città
Ho comprato da mangiare, con i tuoi soldi
Poi mi sono seduta sotto casa, masticando lentamente, stupida nostalgica. Ogni morso era un dolore.
Sentivo i tuoi occhi sospesi alla finestra, e avevo voglia di rifarlo ancora per altre mille volte
Quando sono tornata a letto, la tua bocca odorava di birra e qualcosa di indefinito
Sotto le coperte sono rimasta sveglia a pensare, sentendo i tuoi occhi dipinti sulla mia schiena
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.15/11/2008.
Troppo stanco anche solo per guardare dentro una bottiglia vuota. Forse hai capito perchè ti ho scritto. Dicendo di come non sono riuscito a starti vicina in un momento difficile. Mi ero fatto distrarre dalle nuvole. In questi giorni erano strane. Più vicine. Più maldestre. Avevo bisogno di pioggia. Avevo voglia di camminare sulle pozzanghere. Invece non è successo nulla.
I giorni procedono come al solito, in un'odissea impossibile. Salto di qua e di là senza pensarci. Ho perso anche un pò di timidezza. Non so se sia un bene o un male. So che qualcosa sta cambiando e lo sento dentro l'aria che entra adesso nella mia stanza, mentre ascolto Nick Drake e fumo una sigaretta di troppo.
Ho anche provato a scrivere, ma da qualche tempo a questa parte, è diventato difficile.Ma ricomincierò a farlo come prima, lo so.
Mi dispiace ancora per tuo padre, I.
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.29/10/2008.
Parlano le tue labbra, sospese nel blu tenebra delle stanze abbandonate, le lenzuola a terra come braccia protese di amanti suicidi.
Si può distruggere un amore?
Pezzettino per pezzettino.
Goccia per goccia.
Quando ci si scontra con il cielo. Con le nuvole nere, appesantite dalla pioggia. Ad ascoltare i corvi sotto le finestre, a guardare in avanti con gli occhiali da sole spaccati a metà. I tuoi sussurri mi salveranno.
Ci stiamo distruggendo a vicenda.
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.22/10/2008.
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.17/10/2008.
Tu mi dirai che non c'era più posto, che cosa rimane dopo l'amore, dopo le prove, quando rimbalzando sul materasso ti convinci che così non può andare, che un giorno ti deciderai a prenderlo quel vestito in vetrina, che non fa troppa differenza camminare sui tacchi quando sei sola. Mi dirai perchè non ci sono più a fare la differenza. E cosa rimane.
Domenica d'agosto. Non c'è posto dentro la televisione quando nessuno ti conosce, nel freddo catodico delle corse in ambulanza. Quando non ti conoscevo. Speravo nel giorno dopo.
Ti ho telefonato per sapere come stavi, per controllare se respiravi, ma non c'era nessuno dall'altra parte.
E adesso sono qui, a sperare in meglio, in bocca in liquore, in testa chissà cosa, ad addormentarmi chissà dove, mentre scendono dal cielo le catene, per rubarmi il momento, per legarmi il cuore e farlo scoppiare.
Postato da Abarat alle 20:25 Lascia dei commenti (1) |Permalink Questo post si trova in
.11/10/2008.
farò rifare l'asfalto per quando tornerai
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.04/10/2008.
Quei suoni.Tutto quel delirio elettrico.In piedi nella polvere.
Dentro la guerra civile della mente.Consumiamo nel fuoco di queste sigarette.
A te, che non lo sai.
.02/10/2008.
La spiaggia consumata è già casa.Le stelle brune incastrate nel cielo,
i nostri denti a battere mezzanotte nella luce delle cose ritrovate,
ritroviamo noi stessi nell’indefinito, nel sorriso di un bambino triste,
nei girasoli morti, nel blu che sfuma al nero, una scia di fumo lontana,
quella di una nave illuminata, incastonata nell’orizzonte,prima ancora di
un’altra onda.
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.01/10/2008.
Non ci sarà mai posto per me, Da nessuna parte. Sono tra gli ultimi.
Come Bukowski; e a lui non gliene importava niente, beveva e scriveva, fregandosene degli altri.
Ma vorrei qualche occasione.Un modo per uscire dalla mia solitudine apparente. Per non morire dimenticato. Per essere ricordato semplicemente. Per trovare l'amore della mia vita, o cazzate del genere.
Postato da Abarat alle 17:31 Lascia dei commenti (1) |Permalink Questo post si trova in
.25/09/2008.
È il tempo in cui d'amore si può morire. Con la testa poggiata su un tavolo. Nel buio mattutino di un pullman. Contro i vetri rigati dalla pioggia. L’asfalto bagnato di pioggia non perdona.
L’ora delle morti lontane, delle morti vicine, di parole scritte con rabbia,
di inchiostro rosso di strappi di nostalgia
Postato da Abarat alle 20:54 Lascia dei commenti (1) |Permalink Questo post si trova in
.17/09/2008.
Bruciano.
Milioni di immagini sovrapposte,
il tempo di un addio
di un rossetto sbavato su una guancia
di un’ultima scopata prima di morire.
Non c’è più il paradiso,
non c’è mai stato,
bruciano le nostre foto,
sovrapposte a poesie dimenticate,
cortocircuiti di freddo,
il tuo corpo freddo
sopra il mio
nell’estasi di un brivido
di un ricordo salato,
prima di tutto questo.
E poi.
Carnivora memoria.
Che non lascia nulla di noi.
Noi due.
Postato da Abarat alle 16:30 Lascia dei commenti (2) |Permalink Questo post si trova in
.15/09/2008.
Primavera del disastro.
Ritorniamo da dove siamo venuti,
forse colpevoli
nel dare un po’ di colpa al tempo,
sicuri di fare ciò che facciamo.
Perché soli.
Nel nostro appartamento;
le pareti spugnose,
le scatole di cartone,
le lamette da barba,
le luci sempre spente
Ci amiamo, credo.
Divoriamo la nostra ansia
In un centro commerciale
Postato da Abarat alle 13:03 Lascia dei commenti (1) |Permalink Questo post si trova in
.13/09/2008.
Spesso ho visto gli occhi scuri dei petali cadermi ai piedi, nei lunghi pomeriggi fumosi, spiando le chiese invase dalll’incenso, pregando Dio nel più piccolo silenzio del mondo, sentendomi fuori luogo.
Corpi incatenati sul pavimento, mentre le finestre esplodono per il vento in una dissolvenza in nero.
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.11/09/2008.
Nel mio letto.
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Apertura del cielo.
Quando rivedrò i suoi occhi, capirò.
Tutto questo tempo perduto.
Queste pause di nulla.
Questi troni di niente.
Quando rivedrò i suoi occhi
E avrò il coraggio di parlarle seriamente.
.08/09/2008.
La pelle.
Diafana come vuoi, placa la tua fame.
Mordendo e ridendo, assistiamo all’alba.
In una corsa sfrenata di grigio tornado.
La tua pelle.
E sanguina.
La luce.
Muore sui soffitti, uccidendo i nostri rancori.
Tossica come il nostro amore.
Una tragedia di belle presenze.
Il tuo racconto chimico.
La nostra pelle.
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Sono tornato. Con la polvere di fine estate.
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.13/08/2008.
Vado via per un pò. Ho bisogno di far cambiare aria al cervello.
Però ritorno.
Vi lascio questo.
[La solitudine]"Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto ,di solito. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con sé stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l'universo, Dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addittura che si riescano a trovare delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri. Con questo non voglio fare nessun panegirito né dell'anacoretismo né dell'eremitaggio, non è che siete per fare gli eremiti, o gli anacoreti: è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d'identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, mentre l'uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura. Semplicemente questo."
Fabrizio De Andrè- Elogio della solitudine
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.11/08/2008.
Non sei uno straniero qui.
Al mattino le schiene erano sudate
Di fatica
Di capriole sui materassini
Di rabbia
Si andava alla cieca, alla ricerca
Della campanella della terza ora
Sperando che al prof passasse tutto
Sperando che almeno fosse un giorno ideale
Per provargli a parlare
Comunque, non era importante.
Quella voglia di scappare,
di scopare nello spogliatoio,
di cadere sul pavimento e chiudere gli occhi
ridere come via d’uscita,
quella voglia di andarsene,
e intanto pensare al giorno dopo
con la paura di non arrivarci in orario
con la paura di non esserne all’altezza
Il nostro tempo che sta per finire,
ed è ormai quasi finito
Questo tempo che sa di alcalino,
di lacrime asciutte,
di cannella
di caffè al mattino
di diesel
e frutta marcia.
Postato da Abarat alle 19:13 Lascia dei commenti |Permalink Questo post si trova in
Quella sera in cui capisci che qualcosa sta per finire. In cui pensi che tutto cambierà, e che ogni sorriso diventerà una smorfia.
“Bisogna avere coraggio” è una delle prime cose che si dicono, un fottuto luogo comune. Io non ho mai avuto il coraggio di dirle che la penso sempre, ogni giorno . Tranne quando leggo Cèline e Bukowski.
Quella sera ti senti tutto il peso del mondo addosso, come se qualcuno, per assurdo, volesse schiacciarti con un enorme martello. Mi vengono in mente le sequenze di “The Wall” in cui i martelli marciano insieme. Vengono a prenderti. Guarda un po’ se hai il tempo di cambiare.
Postato da Abarat alle 18:01 Lascia dei commenti (2) |Permalink Questo post si trova in
.07/08/2008.
Qualche sorriso, occhi di seta, un amore sul collo, venti prede a cui dare la caccia.
La felicità è soltanto un’illusione esagerata ma necessaria. Amiamo per essere felici. Per trovare un nostro posto nel mondo. Moriamo per overdose, dimenticando a poco a poco.
Qualche sorriso di seta, occhi da bombardiere, una mattina calda da restare in casa.
Mangiamo felicità fino all’indigestione, e per paura di fallire, riscopriamo il dolore. Forse non esiste poesia per tutti, forse non tutti amano le parole. Fermare un momento, fotografarlo,fissarlo sulla parete della propria stanza. La nostra vita, di baci rubati e attese sulla soglia.
Qualche sorriso confezionato, occhi chiusi,
Qualche sorriso.
Un paese di provincia, da cui scappare al più presto.
Credo
Postato da Abarat alle 21:36 Lascia dei commenti (1) |Permalink Questo post si trova in
.30/07/2008.
Ho bisogno di oceani neri in cui specchiarmi a fianco dell’alba. Mi drogo del tuo sguardo celeste, rinunciando a vedere.
Ho bisogno delle nuvole per sperare nella pioggia,che porterà via la tristezza, scavandomi dentro come un tumore maligno, forse boccaccesco. Ogni tuo sorriso evaporerà nel silenzio di questo amore, diventando nuvola. E parleremo.
Francesca piangeva, pensando alla sofferenza di Gesù Cristo sul Golgota. Ogni sua lacrima mi piaceva perché mi bagnava il volto, rendendomi partecipe del suo dolore eterno e sconsolato. Avevamo nove anni e la catechista le aveva parlato di Gesù. Eravamo seduti nel cortile dell’oratorio, guardando i bambini che correvano di qua e di là,chissà dove andavano con tanta fretta. Piangeva in silenzio. Mi piaceva il silenzio, mi ci trovavo bene. Era come qualcosa di segreto e invisibile, che però c’era. Pensai che mi sarei trovato bene con il silenzio, mentre gli altri parlavano, ridevano o piangevano.
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.25/07/2008.
Il bianco
Caldo, nevrosi, ossessione del silenzio
Parole incatenate sul lingauggio torturato
Improvvisa reazione del silenzio
Che si scioglie nell’immacolato
E diventa frastuono imminente,
nevrotica pazzia dell’indecisione.
Distorsione gelida della voce,
brividi da sala operatoria,
il primo giorno d’asilo,
il sudore appiccicaticcio della vergogna,
il rifiuto di qualcuno che non ti vuole,
il latte materno,
il bianco dell’osso dello scheletro sotto il letto,
porcellana gelida al tocco in un salotto di tanti anni fa,
la luce che si crede di aver perso nel buio
Il velo di una sposa,
il gradino dove ci si è fermati a piangere per un amore perduto,
un foglio strappato dal vento, che viene inghiottito da lle nuvole ammucchiate,
una canzone preferita che si ripete,
l’odore di bucato steso al sole a giugno
l’odore della fine, a un passo dalla fine,
il sorriso di naftalina della morte
la luce che non aspettavi mai
il nostro destino è il bianco.
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